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Porsche - La corsa più bella del mondo

La corsa più bella del mondo

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Due generazioni a confronto:
Loris Gianotti (a sinistra) e Francesco Kestenholz si scambiano aneddoti e ricordi. Stessa gara e stessa auto, vissute a sessant’anni di distanza

Tradizione Porsche 356 Loris Gianotti e la sua 356 sono habitué della Mille Miglia, avendoci partecipato più volte negli ultimi anni. Ma anche negli anni Cinquanta un equipaggio ticinese vi ha preso parte con una 356, ottenendo peraltro dei risultati di tutto rispetto. La storia di un incontro tra passato e presente

E’ una splendida giornata ad Ascona: il cielo è terso e i tanti locali del lungolago invitano a una breve sosta. L’aria del primo pomeriggio è fredda, ma il tepore del sole invernale è troppo invitante per non bere un caffè all’aperto. Abbiamo appena scattato meravigliose immagini dinamiche lungo le curve delle Centovalli, ammirando la magnifica Porsche 356 pre-A di Loris Gianotti danzare fra rocce e conifere. Sono rumori, odori e sensazioni che non si sentono spesso durante l’inverno. Una stagione fredda e buia che a causa delle strade cosparse di sale è spesso ostile alle vetture d’epoca, solitamente rinchiuse nei tiepidi garage dei loro proprietari. Ma la sua 356 quest’oggi ha rimesso in moto i pistoni per un’occasione davvero speciale.

Si dice spesso che la passione per la Mille Miglia sia come un virus, specialmente per chi vi ha partecipato. Loris è tra questi. Ma a legare la Porsche 356 alla Mille Miglia è anche la passione di un altro ticinese che vi partecipò oltre mezzo secolo fa proprio al volante di una 356: Giovanni Kestenholz. Seduti in un caffè affacciato sul Lago Maggiore ci attende il figlio Francesco, che sin dal primo istante è molto alla mano e va subito al punto, forse perché si è accorto che pendiamo tutti dalle sue labbra. Vogliamo sapere. Conoscere la storia di suo padre. Ma l’aspetto particolare della cosa è che anche lo stesso figlio non la conosce appieno, perché è una storia breve, una meteora, tre anni «vissuti intensamente» e poi il sipario cala sulla carriera di pilota di Giovanni Kestenholz.

«Sapevo che mio padre faceva il pilota e ho conservato tutti i documenti a riguardo». Sfoglia il discreto malloppo di documenti storici, fotografie dell’epoca e ritagli di giornale che ci ha portato. «Mio padre era un commerciante, ma soprattutto era un grande amante delle automobili. Da giovane, durante l’apprendistato di meccanico, entrava alle quattro del mattino presso il garage dove faceva il tirocinio anche solo per fare un giro di nascosto per gustarsi le magnifiche vetture sportive dell’epoca, rientrando giusto in tempo per l’apertura dell’officina. Lui si godeva le macchine così. Era una vera passione. Una passione che sfociò nella Coppa della Toscana, con un 3° posto di classe e 28° posto assoluto a bordo di una Lancia Aurelia B20. Vinse 1.000 franchi e li spendemmo per una vacanza in famiglia. Era il 1952». Gara dura la Coppa della Toscana: quell’anno, solo la metà dei concorrenti giunse statt giunsero al traguardo.

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Strade sinuose:
le innumerevoli curve delle Centovalli sono il  terreno ideale sul quale guidare l’agile e leggera 356

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Chiacchiere in riva lago:
il redattore Benjiamin Albertalli (a destra) ha incontrato Francesco Kestenholz durante un soleggiato pomeriggio invernale ad Ascona, luogo iconico del Ticino

Un’impresa memorabile

Giovanni Kestenholz corse per la prima volta la Mille Miglia nel 1953. La Mille Miglia vera, quella estenuante e pericolosa dalla quale, talvolta, qualcuno nemmeno tornava. Porsche era giovane, desiderosa di affidare le sue vetture nelle mani di piloti capaci e talentuosi e ritenne che Kestenholz fosse uno di quei piloti. Ma quella Porsche 356 1500 Super del 1952 non era una vettura ufficiale: era proprio la sua automobile privata, una tra le prime giumente di Stoccarda in circolazione nel Canton Ticino.

A differenza di quanto si può scovare nel vasto e ordinato archivio di Porsche a Zuffenhausen, per qualche motivo nell’infinito mondo virtuale di Internet è difficile trovare qualcosa su Giovanni Kestenholz. Che la sua partecipazione alla Mille Miglia non fosse sentita in Ticino? Secondo il figlio Francesco è proprio il contrario: «Era sentita eccome! La vicinanza con l’Italia portava i ticinesi ad affezionarsi ai marchi italiani o a quelli trionfanti durante le competizioni, come appunto Porsche. La passione c’era». Quella stessa passione che Giovanni Kestenholz condivideva con Aldo Conconi, fedele navigatore e compagno di due edizioni della Mille Miglia negli anni 1953 e 1954, quest’ultima conclusa con un 82° posto assoluto e un 3° posto di categoria. Alle porte dell’inverno, il sole scende velocemente verso l’orizzonte ed è ora di ricominciare a scattare fotografie. Davide, il fotografo, è estasiato dalle forme della 356 che fa bella presenza di sé sul lungolago di Ascona. E non solo lui: non è raro dover sospendere gli scatti per via dei numerosi passanti che si avvicinano alla madre di tutte le Porsche. Nel frattempo Francesco Kestenholz e Loris Gianotti chiacchierano: l’uno condivide i ricordi e l’altro li assorbe come una spugna.

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Reperti storici:
queste foto d’archivio mostrano la 356 di Giovanni Kestenholz in azione alla Mille Miglia del 1953 e 1954

Loris è una enciclopedia vivente, un vero appassionato che un giorno è stato rapito dalla Porsche 356 e da allora vive una grande storia d’amore. La guida spesso, partecipando a tutte le gare di regolarità possibili e immaginabili. Ovviamente, anche alla rievocazione storica della Mille Miglia. «Nel 2005 ho partecipato per la prima volta come spettatore alla rievocazione della Mille Miglia e in me è scattato qualcosa. Ho iniziato a studiarne la storia e di riflesso la storia di Porsche, di cui sono sempre stato appassionato possedendo tra l’altro diverse 911. Più leggevo e più mi appassionavo alla 356, che prima di allora quasi non consideravo. E, in particolare, mi appassionavo a quelle degli anni Cinquanta. Appena ho potuto ne ho acquistata una: la prima è stata un modello del 1961 e con lei ho partecipato al Gran Premio Nuvolari. Poi ho trovato quella che probabilmente è una delle ultime pre-A sul mercato svizzero: un esemplare sempre rimasto all’interno dei confini elvetici, completamente originale, matching numbers. Ne ho cercato i vecchi proprietari, ho ascoltato avidamente i loro racconti. Infine, dopo cinque tentativi, ho potuto partecipare alla Mille Miglia. E’ stata un’emozione indescrivibile, anche perché le Porsche 356 svizzere che vi hanno preso parte si contano sulle dita di una mano».

La Mille Miglia del 2015 del debutto di Loris non è certo quella vissuta da Giovanni Kestenholz, ma lo spirito della corsa è ancora vivo: «Da partecipante posso assicurarvi che è effettivamente così. La gente è affezionata e mostra il suo entusiasmo lungo il percorso, indipendentemente dal fatto che siano bambini o anziani. E’ un museo viaggiante, con oltre 400 vetture che hanno partecipato effettivamente alla corsa, con prestazioni molto diverse tra loro: molto spesso capita di essere sorpassati a velocità folli da vetture il cui valore supera quello di una villa con vista lago. Anche i piloti più esperti non si tirano certo indietro!»

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Paesaggi mozzafiato:
attraversando alcune tra le strade e località più belle ed affascinanti d’Italia, la Mille Miglia si merita la definizione di «corsa più bella del mondo»

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Passione senza tempo:
la popolazione locale vive con entusiasmo la «corsa più bella del mondo» sin dai suoi albori, trasformandola in una vera e propria festa di paese

La storia continua

Nonostante sia tra le vetture meno potenti presenti nel parco partenti, la 356 si difende molto bene, come ci spiega lo stesso Loris. «È piccola e leggera, quindi gustosissima da guidare tra le curve, oltre che robusta e affidabilissima. Quest’ultimo aspetto è molto importante per chi come me non sarebbe in grado di effettuare eventuali riparazioni. E poi io non la trasporto con il rimorchio: la mia gara di regolarità parte da casa, la mia auto mi deve portare fino alla gara e ritorno. Con il passare degli anni sono diventato tutt’uno con lei, tanto che so riconoscere dall’odore dei gas di scarico quando è necessario sostituire l’olio».

Tutto a un tratto, la luce calda e romantica che avvolge la seconda e ultima parte del nostro shooting fotografico si spegne, l’aria di colpo è gelida e Ascona si prepara all’imbrunire. Penso a Giovanni Kestenholz e a questa storia a cavallo fra Svizzera e Italia e al sole che va calando dietro a Brissago, dietro alle Alpi Lepontine. Guarda un po’, proprio al confine fra Svizzera e Italia. Una stretta di mano calorosa chiude questa giornata speciale, un banchetto a base di passione che ha rifocillato tutti. La Porsche 356 di Loris si avvia con la stessa solerzia che mostrava nel 1954, pronta per un’altra avventura. Pronta per un’altra Mille Miglia. Perché, come dice giustamente Loris, «la Mille Miglia non finisce mai: conclusa la gara, non faccio che pensare alla prossima».

Testo Benjiamin Albertalli
Fotografie Davide Saporiti